Sulla proposta governativa di autonomia delle Regioni

17/01/2023

Fra le priorità che questo esecutivo - nella fattispecie a chiara trazione leghista - si è dato, c’è l’autonomia differenziata delle regioni. Per bruciare le tappe non si esita a fare una vera e propria forzatura istituzionale: tale riforma infatti viene presentata come legge ordinaria senza dover ricorrere ad una revisione della Costituzione, come invece fu fatto per le 5 regioni a statuto speciale. In realtà questo iter è previsto dal terzo comma dell’articolo116 della Costituzione, introdotto con la riforma del Titolo quinto ma mai applicato fino ad ora. Grazie a questo escamotage le assemblee parlamentari dovranno unicamente prendere o lasciare una proposta gestita unicamente fra Governo e Giunte regionali.

Ma cosa prevede la proposta del ministro Calderoli? In breve, si prevede che le 15 regioni a statuto ordinario possano chiedere allo Stato la competenza esclusiva su 23 materie, alcune delle quali assolutamente strategiche: istruzione, sanità, produzione di energia e tutela dell’ambiente.

Molte critiche sono state mosse, e non solo dall’opposizione ma anche da esperti costituzionalisti: in particolare ad esempio non si prevede che il ddl non includa nessun requisito minimo per richiedere l’autonomia. Ciò può voler dire che non si pretenda che la regione abbia i conti in ordine o non sia stata commissariata in precedenza per la gestione delle materie di cui fa richiesta. Questo aspetto, per esempio, in campo sanitario è di fondamentale importanza.

Altro punto critico sono i Livelli Essenziali di Prestazione (LEP) che secondo la Costituzione riguardano “i diritti civili e sociali” dei cittadini e delle cittadine. La loro entità andrebbe stabilita prima delle richieste di autonomia differenziata, così da sapere la quantità di risorse da erogare a ciascuna regione. La proposta di Calderoli dice che entro l’anno dall’entrata in vigore della legge, quindi dopo la sua promulgazione, devono essere decisi i LEP. Se però l’anno dovesse scadere, il governo e le regioni stabiliranno il finanziamento sulla base della spesa storica di quella regione nello specifico ambito in cui si chiede l’autonomia. Ritornando all’ambito sanitario, è evidente che le regioni del Nord che hanno una spesa sanitaria storica superiore rispetto al Sud riceveranno maggiori finanziamenti.

Sembrerebbe che l’esperienza del Covid non abbia insegnato nulla! Il rischio di avere tanti sistemi sanitari quante sono le regioni, ognuno diverso dall’altro e, per di più, con criteri di finanziamento diversificati, è più che reale e porterebbe, necessariamente, ad un potenziamento del ruolo della medicina privata a scapito del sistema pubblico.

Quello che preoccupa è che l’opinione pubblica - giustamente preoccupata dal caro-bollette, dall’aumento della benzina, dall’inflazione, dalla guerra e della recrudescenza del Covid - sottovaluti questa proposta di legge: che quindi, grazie anche alla procedura sopra menzionata, potrebbe passare senza che il Parlamento possa modificarla.

La buona politica si fa anche accendendo un faro su argomenti di primaria importanza, per permettere alla pubblica opinione di farsi un’idea precisa sull’argomento. Il tema dell’autonomia differenziata è uno di questi.

Ravenna Coraggiosa si fa carico di questo compito iniziando proprio dalla sanità: il 21 gennaio, al Cube Hotel organizza un dibattito con esperti in materia, aperto a diversi contributi di organizzazioni, del terzo settore e delle professioni, permettendo a tutti i partecipanti di intervenire con l’obiettivo di analizzare a fondo il problema e di offrire soluzioni percorribili.


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